Petra Delicado è irresistibile. La protagonista diNido vuoto, l'ultima creatura di Alicia Giménez-Bartlett, è impeganta in un'avventura come sempre come sempre avvincente, con la sua ironica umanità. Ho letto finora solo due delle sue storie (l'altra è Giorno da cani), ma presto colmerò la lacuna: ho appena acquistato tutti i libri della scrittrice spagnola pubblicati da Sellerio.
L'ho sempre detto che il cinema tedesco è tra i più interessanti d'Europa. I due film più belli che ho visto in questa stagione cinematografica sono tedeschi infatti. 4 minuti del regista Chris Kraus è intenso, drammatico e straordinariamente coinvolgente. Una storia dura, trattata senza sottintendere nulla della durezza dei rapporti e della vita carceraria.
Bravissime le due interpreti, l'anziana maestra di musica interpretata Monica Bleitbtreu e la giovane, dolente e ribelle detenuta che come unica possibilità di espressione e riscatto ha la musica, nei cui panni si è calata Hannah Herzsprung. Un film da non perdere, anche se è meglio andarci preparati. Gli amici che avevo trascinato al cinema sabato scorso non lo erano a sufficienza ed erano piuttosto angosciati quando le luci si sono finalmente accese. Io invece ero estasiata.
Anche al Forum PA non andavo da qualche anno. La sede è cambiata, si svolge nella nuova Fiera di Roma, quella specie di cattedrale nel deserto, inaugurata quest'anno. Lo sforzo organizzativo è enorme ed evidente. Ma tra i lussuosi stand delle diverse amministrazioni centrali e locali e delle aziende che a queste offrono servizi più o meno utili, una domanda sorge spontanea: a che serve tutto questo spreco di danaro pubblico? Nella miriade di convegni, tra i quali è davvero difficile districarsi, ci sono anche proposte interessanti. Ma è necessario legarle ad una mostra di sfarzosi stand? Forse sì. Forse sono solo io che non vedo le evidenti ragioni che spingono gli organizzatori a ripetere da anni l'esperienza.
Ho seguito un solo convegno (di più non potevo fare:
Servizi ai cittadini e amministrazioni basate sulla conoscenza. L’impatto del web 2.0 sui servizi, la costruzione e la gestione della conoscenza, l’organizzazione delle grandi amministrazioni pubbliche.
Ma che goduria postare dal mio nuovissimo Samsung Q1! anche se ho ancora qualche problemino di visualizzazine di questo editor sul browser. Il fatto è che io, da brava immigrata digitale (è un fatto generazionale), non sono proprio una "spada" nel trovare le soluzioni ai miei problemi con le tecnologie. Però prima o poi ci arriverò a capire come faccio a visualizzare una finsestra di inserimento testo decente!
E' un libricino sfiziosissimo Bestie, di Sandrone Dazieri. L'ho divorato in un attimo al ritorno dalla Fiera del Libro di Torino dove l'avevo acquistato.
Il finale è un po' debole, ma nel complesso è godibilissimo. Dazieri è grande. Ho letto finora solo due cosette ma penso proprio che recupererò tutto il resto.
Bella l'idea di Edizioni Ambiente di chiedere a scrittori più o meno noti storie ispirate al rapporto annuale sulle ecomafie realizzato da lega ambiente, costruendoci su una collana editoriale, Verdenero.

Ce l'ho fatta. Ho finito di leggere l'ultimo libro di Tullio Avoledo, Breve storia di lunghi tradimenti, cui accennavo qui. Non ho ancora capito se mi è piaciuto o no. All'inizio mi ha entusiasmato. Poi via via è diventato un po' più faticoso seguire la trama. Il finale, poi, mi ha quasi deluso.
Insomma, Avoledo sa scrivere, riesce a creare suspance, la storia è originale e intrigante. Spinge a riflessioni amare e acute sul modo in cui molti di noi lavorano, o sono costretti a lavorare. Ma alla fine si incarta nell'eccessiva complessità della trama. In alcuni tratti si perde nella descrizione di qualche particolare di troppo, di una situazione, di una sensazione. Mi sono trovata ogni tanto a pensare: "perché insiste tanto su questo e non va avanti?".
Però, a pensarci bene, è un libro che consiglierei.
I narcisi, volgarmente detti tromboni, sono tra i miei fiori preferiti. Non altrettanto la variante umana.
Detto questo, a Torino, ne ho incontrati diversi, della seconda variante, quando ho fatto un salto alla Presentazione dell’indagine quinquennale Istat sulla lettura organizzata da AIE e ISTAT e intitolata Il lettore del nuovo millennio. Purtroppo sono arrivata in ritardo e non ho potuto seguire la presenazione dei dati fatta da Linda Laura Sabbadini di ISTAT, ma comunque la sintesi della ricerca è qui.
Ho assistito solo ad una parte della tavola rotonda, nella quale erano naturalmente tutti d'accordo. Ma la parte più divertente è stata quella finale, quando l'incauta Sabbadini ha fatto un parallelo tra la propensione alla lettura e l'alfabetizzazione informatica. Secondo la ricercatrice nel nostro Paese entrambe sono legate più al contesto familiare che alle misure pubbliche di sostegno. Probabilmente è così, se lo dice lei. A queste parole, come punto da una vespa, Gian Arturo Ferrari, Direttore Generale della Divisione Libri del Gruppo Mondadori (Gianni per gli amici), è saltato sulla sedia e si è impossessato del microfono per gridare al mondo, con voce vibrante: "i libri sono più importanti dei computer!".
Gian Arturo sarà anche un manager brillantissimo e capace, ma il suo exploit è stato davvero patetico. E anche un po' stupido. Continuare a contrapporre libri e computer è un'inutile perdita di tempo senza alcun fondamento. Pensavo che ormai ci fossero arrivati tutti. Tutti tranne chi evidentemente trae notevoli vantaggi economici da cavalcare questo inesistente conflitto.
La gita alla Fiera del libro di Torino è stata anche occasione di piacevoli incontri. L'ottimo - e oltremodo gentile - Marco Traferri, con delle ideone su audiolibri e podcasting, mi ha presentato Vittorio Pasteris e Luca Conti. E' stata una piacevole occasione per dare un volto a due nomi a me ben noti. Va bene la rete, ma gli incontri dal vivo ogni tanto fanno piacere.
Dopo diversi anni sono tornata ieri alla Fiera del Libro di Torino. Tutto sommato è un'esperienza che ogni tanto va fatta, anche se mi lascia sentimenti contrastanti. Da una parte è un appuntamento importante, pieno di eventi interessanti (ai quali però io non sono riuscita a partecipare per mancanza di tempo). Ci sono (quasi) tutte le case editrici italiane, piccole e grandi, ed è l'occasione per informarsi sulle novità da un punto di vista diverso da quello della libreria.
Viceversa, in quella confusione, in mezzo alla bolgia, è inevitabile chiedersi che senso abbia la partecipazione soprattutto di alcuni grandi editori, che organizzano solo delle smisurate mega-libreri, con tanto di solerti commessi, che hanno solo lo scopo di vendere. Non c'è "scambio" con il lettori.
Gli editori piccoli e medi invece li si vede nei loro stand (magari non tutto il tempo) in mezzo alla gente. Ieri ho visto Fazi, Laterza, Di Gennaro...
Insomma, una Fiera-libreria, nella quale primo scopo è vendere, mi pare abbia poco senso. Mi piace più l'idea di una Fiera-incontro, una fiera in cui il lettore possa dare un volto all'autore che apprezza e all'editore che stima per la scelta culturale che propone.