Sono andata a Bologna. Per lavoro. Treno Eurostar. Prima classe. Una domanda sorge spontanea dopo anni che faccio il biglietto online: perché Trenitalia continua a illuderti che sia possibile scegliere il posto che desideri? Come sempre ho provato a prenotare il posto (finestrino) nella fila dei singoli, visto che viaggiavo da sola e non ero in vena di socializzare. Che cosa ho avuto, sia all'andata sia al ritorno? Il posto vicino al finestrino in quelli da 4!! Vale a dire ciò che più ODIO!
Andata. Tutto sommato bene: alle 7 del mattino i cellulari squillano meno. La gente parla meno forse perché è ancora mezzo addormentata... Non so.
Ritorno. L'apoteosi della maleducazione: cellulari che urlano come fanfare, gente che parla, anzi grida, come se ad ogni chiamata dovesse fare una conferenza senza microfono... Un incubo.
E per completare il quadro, m'è toccato il vicino troglodita, proprio quello che una spera di evitare prendendo la prima classe. Ruminava biscotti, beveva dalla bottiglia gorgogliando, ma soprattutto ha telefonato al mondo intero! Parenti, amici, moglie/fidanzata, amante... Non ha tralasciato nessuno. E a nulla mi è servito spararmi la musica del mio MP3 al massimo nelle orecchie. Lo sentivo anche così. Ma perché le aziende mandano TUTTI in prima classe?! Dovrebbero prima fare un esame di buone maniere.
Presentazione del libro ANSA 2007. Ero in gita di piacere, non per lavoro, e perciò mi sono goduta l'evento in modo rilassato, concedendomi meta-riflessioni sugli ospiti in palco, sulla platea di giornalisti e piú in generale sulla professione (giornalistica, appunto).
Il palco era moderato da un Bruno Vespa insolitamente brillante, anche grazie agli scherzi di Fiorello.
Quest'ultimo è arrivato in ritardo (ulteriore rispetto a quello con cui l'incontro era cominciato) ed è andato via dopo poco, il tempo di qualche battuta (divertente, ad esser sinceri). Di meravigliosa, soave maleducazione. Tra gli altri ospiti il migliore è stato senza dubbio Catricalà, ha detto cose sensate in modo persino brillante. E poi è stato grande nell'affondo finale al neo-direttore dell'ANSA Giampiero Gramaglia, uomo dagli stupefacenti calzini candidi, orgogliosamente rivendicati. Gli ha infatti sventolato a sorpresa sotto il naso il suo decalogo del buon giornalista ANSA, un insieme di norme di stile che, appena insediato - pare - ha propinato ai colleghi di agenzia. Voci molto ben informate mi assicuravano, solo qualche giorno fa, che la redazione non fatto salti di gioia nel ricevere le preziose perle di saggezza giornalistica.
Dulcis in fundo: la ministra Melandri. Per quanto abbia votato il centro-sinistra, per quanto mi sforzi di sostenere sempre e comunque l'impegno femminile in politica e nelle istituzioni, non riesco proprio a farmela piacere. :-(
Giovanna ha un aspetto più che gradevole, e non è neppure antipatica/spocchiosa. Ma si concia come la "nipote del parroco". E va bene, non è lo charme la prima dote che deve avere una Ministra e tutto sommato con il suo fisico può anche permettersi di non essere proprio cool.
Ma a una Ministra - questo sì - sarebbe richiesto di dire, almeno ogni tanto, qualche cosa di sensato sulle sue materie (tecnicamente deleghe). Alla presentazione del libro tutti si aspettavano che dicesse due-paroline-due sullo sport (che rappresenta una buona fetta dei contenuti del pregevole volume). E invece niente. Con aria furbetta, di chi ha in serbo un coup-de-theatre, brandisce fiera e provocatoria l'ormai famosa copertina del Times. E, quel che è peggio, comincia a parlare di internet.... Oddio!
Sono certa che in Consiglio dei Ministri riesce a fare pure la sua figuretta, parlando (a vanvera) di cose che gli altri sembrano ignorare serenamente...
Comunque - oggi sono buona - perlomeno lei se ne è accorta che esiste la rete e che un gran numero di giovani (e anche i meno giovani :-) la abita stabilmente. E' già qualcosa.
P.S. Le immagini di questo post non le ho scaricate, memorizzate, rubate... sono link, solo link.
Mi ero ripromessa di non usare questo spazio se non per tenere appunti su libri, film, teatro, viaggi e cose futili. Ora però ho cambiato idea. Questa mattina ho seguito la prima parte del convegno di Giornalismi possibili su "Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo? Giornalismo diffuso, condivisione di saperi, progetti partecipativi: scenari e prospettive".
C'era un sacco di gente nota in rete. C'erano giornalisti un po' vecchia scuola e c'erano pure un sacco di giornalisti (e non) dell'era di internet. Interessante. Giacché c'è qui ci metto il filmato realizzato dal Lele Dainesi (finalmente incontrato in carne ed ossa):
Il resoconto non lo faccio, tanto qui c'è quello del gentilissimo (sono riuscita a connettermi solo grazie al suo prezioso intervento!) Alberto D'Ottavi
Io sono iscritta all'Ordine da diversi anni, ma non ho mai raggiunto un vero e profondo senso di appartenenza alla categoria. Anzi. Eppure non mi sento neanche tanto parte di quel "popolo della rete" che vorrebbe decretare la morte della professione giornalistica in nome delle nuove forme di espressione e di creazione dell'informazione "dal basso" che la tecnologia e la rete consentono. Boh!? Forse, come sempre, in medio stat virtus. E solo dalla contaminazione tra questi due mondi e dalla collaborazione potrà nascere un nuovo giornalismo, più puro, più etico, meno egocentrico.
Quello che non mi è chiaro, però, è come verranno retribuiti i "social journalist". Almeno in Italia, dove a quanto sembra non ci sono editori disposti a scommettere su modi nuovi di fare informazione.
Ho iniziato a leggere questo delizioso e divertentissimo libricino di David Kamp e Lawrence Levi. Mi ci è andato l'occhio per caso ieri in libreria, mentre aspettavo che mi trovassero un libro che avevo richiesto.
Sono ancora alle prime pagine, ma la descrizione del Cinefilo Snob è davvero esilarante.
«Questo Dizionario Snob del Cinema si propone di colmare in parte il gap culturale tra gli Snob e i nonSnob così che le persone normali e non sociopatiche che amano il cinema possano A) assaggiare il Formaggio con le Pere della cui bontà il Cinefilo Snob vorrebbe non sospettassero nemmeno; e B) evitare del tutto o comunque cibarsi con cautela della considerevole quantità di cose discutibili e di porcherie vere e proprie di fronte alle quali gli Snob si genuflettono in nome dello Snobismo. Quest'ultima ci sembra una funzione particolarmente utile, dal momento che il gusto del Cinefilo Snob è volutamente perverso. Gli autori di questo libro si sono sforzati di trovare un equilibrio tra curiosità intellettuale e follia Snob, perché il lettore intimidito dalle parole "Espressionismo Tedesco" possa finalmente decidersi a noleggiare il godibilissimo M di Fritz Lang, ma allo stesso tempo liberarsi dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway».
Forse non meritava neppure un post il film che ho visto ieri. Ma visto che sono in vena metto anche questa tacca.
Un'ottima annata è un filmetto senza infamia e senza gloria. Bella fotografia, sprecata per un soggetto debole, straripante di luoghi comuni, che non riesce ad essere né abbastanza romantico, né abbastanza umoristico. Da Ridley Scott ci si poteva aspettare qualcosa di più.
Andarlo a vedere è stato
un atto di fede, da parte mia, per il muscolare Russel Crowe, che tuttavia preferisco ricordare nei nerboruti panni del Gladiatore, integerrimo soldato, fedele suddito, amoroso marito.
Io la televisione la guardo poco. Fa quasi sempre schifo. Fatta la dovuta premessa, domani sera strapperò il telecomando a mia figlia e resterò incollata alla malefica scatoletta per non perdere un minuto del nuovo episodio de Il commissario Montalbano (per essere onesti, del suo fascinoso interprete Luca Zingaretti, di cui vado pazza!).
Da qualche tempo ricevo inviti su nuovi (almeno per me) ambienti di socializzazione in rete. Una e-mail mi ha avvisato che Giacomo mi invitava in lnkedin e un'altra mi comunicava che Daino mi aspettava su twitter.
Finalmente li ho finiti. A dir la verità già da un po'. Mi ero ripromessa di leggere tutti e tre i libri di Gianrico Carofiglio dedicati alle (dis)avventure dell'avvocato Guido Guerrieri e ci sono riuscita. Molto, molto piacevoli.
Malgrado il periodo non proprio sereno e rilassato ho bevuto i le tre storie in poche sorsate. O forse proprio per quello. In periodi di scarsa serenità o si trova una lettura davvero capace di distrarre oppure si lascia perdere. O almeno vale per me.
E i libri di Carofiglio sono perfetti: attuali, con uno stile scorrevole, una trama che prende, non banali nelle umanissime riflessioni e vicende dell'uomo Guerrieri.
Testimone inconsapevole, A occhi chiusi, Ragionevoli dubbi.
ho raccolto l'invito di Lele a commentere "l'intervista" del TG1 di ieri sera a Lapo Elkann e ho risposto più o meno così: concordo con quanto scrive Lele sul modo e lo scopo con cui la TV pubblica si occupa in genere di internet e in particolare dei blog. Condivido in pieno il suo disagio nell’aver assistito alla spudorata e volgare "marchetta" messa in onda dal TG1 ieri sera. Anche a casa mia eravamo… stupefatti nel vedere il vizioso gagà Agnelli omaggiato da un ossequioso e stomachevole Giorgino per la sua "brillante" (e ancora i n e s i s t e n t e!) iniziativa in rete made in Italy. Il vuoto assoluto proposto per giunta da un personaggio discutibile.
L’internet italiano pullula di iniziative intelligenti, brillanti, originali. Ma di queste non si parla né al TG1 né altrove in TV. Dobbiamo invece sopportare che il principale TG del servizio pubblico (pagato con in nostri soldi!) ci propini un esplicito spot pubblicitario, proprio nel bel mezzo delle notizie, su un’iniziativa fantasma, e che per giunta ci proponga come un "modello" per la giovane imprenditoria italiana un individuo che se avesse un briciolo di pudore dovrebbe seppellirsi in un eremo per il resto della sua vita. Sarò pure bacchettona, ma francamente che i miei figli adolescenti assistano "servizi" del genere, non mi fa per niente piacere.