Il primo appuntamento della Rassegna cinematografica promossa dall'Instituto Cervantes di Roma è stato interessantissimo. Un'opportunità unica poter incontrare Manuel Gutiérrez Aragón, uno dei più grandi registi spagnoli. Non avevo mai visto Camada negra (1977), un film duro, come sanno esserlo i film spagnoli che raccontano realtà estreme, senza risparmiare nulla. Un film sull'iniziazione di un adolescente ad un cammino di violenza ottusa, che lo porta ad estreme conseguenze. Lo storico del cinema lo aveva presentato come una "película metafórica", non ascrivibile al cinema realista, che pure era vivo in quegli anni. Un'opera che riprendeva il ritmo del "cuento infantil". In realtà Camada negra è un pugno nello stomaco. Un cuento, forse, ma estremo.
Inizia venerdì 23 marzo con la proiezione di Camada negra (1977), del regista spagnolo Manuel Gutiérrez Aragón, la rassegna cinematografica “Lo sguardo. La memoria” dedicata alla cinematografia spagnola del dopp guerra civile (1936-1939)e del dopo-franco, detta di revisión histórica.
Le proiezioni si svolgeranno a Roma fino al 15 giugno, e sono organizzate dall’Instituto Cervantes di Roma in collaborazione con la Filmoteca dell’Instituto de Ciencias y Artes Audiovisuales (ICAA), la Sociedad General de Autores de España, la Casa del Cinema di Roma (dove si terranno) e la Dirección General del Libro, Archivos y Bibliotecas.
<<Il conflitto bellico che afflisse la Spagna dal 1936 al 1939 fece sì che gli sguardi del mondo venissero puntati sugli avvenimenti che accadevano nel nostro Paese. Negli anni della dittatura, la Guerra Civile è stata trattata dal nostro cinema in modo indiretto, offrendo il punto di vista dei vincitori. Con la morte di Franco, la Guerra Civile è diventata un soggetto importante nella nostra cinematografia, in una corrente denominata cinema di revisión histórica, in cui, finalmente, si è potuta conoscere la versione dei perdenti>>.
Mi riprometto di seguire tutti gli incontri della rassegna
In un articolo di Marco Consoli sul Corriere della sera si legge che fino al 23 marzo su YouTube si possono votare i migliori video amatoriali pubblicati sul sito, suddivisi in categorie, "come a Hollywood". L'articolo è intitolato "Gli Oscar di YouTube" Un box invita a scoprire la top ten stilata dal giornale. Con un certo sconcerto si scopre che volendo vedere i video "selezionati" dalla storica testata si viene catapultati nel "mediacenter", dove i suddetti sono stati opportunamente incastonati in una pubblicità che non è possibile evitare. Non solo: da lì non c'è alcun modo di risalire al link originale sul sito nel quale sono stati prelevati.Non mi sembra tanto corretto!
Il server è giù, non si riprende. La cosa più buffa è quella strana sensazione di deprivazione, di vuoto e alla fine di inquietudine che si prova quando non si riesce... ad accedere alla posta! Toglietemi tutto, ma non le mie e-mail!
Il ministro Fioroni vara nuove, rigide norme per limitare, anzi impedire l'uso del cellulare in classe. Bene, verrebbe da dire. Invece no. Non credo che otterrà granché. Perché? Perché gli insegnaniti sono i primi ad usare il cellulare in classe. E male. Perché non volendosi limitare, saranno tolleranti verso gli alunni, i quali, peraltro, sanno usare lo strumento molto meglio. Difficile infatti beccare un adolescente con la suoneria accesa. Loro, il cellulare, lo tengono silenzioso. Non si mettono a parlare platealmente al telefono ma utilizzano sms, che digitano veloci come la luce e dominano lo strumento molto meglio di qualsiasi adulto.
Al cinema, al teatro, in chiesa, l'irritante squillo (o musichetta)non esce mai dal telefono di un adolescente, ma sempre da quello di un adulto, più spesso attempato.
La verità è che dovremmo vietare l'uso dei cellulari ai maggiori di 50 anni! Vale a dire al 90% dei docenti.