L'ho sempre detto che il cinema tedesco è tra i più interessanti d'Europa. I due film più belli che ho visto in questa stagione cinematografica sono tedeschi infatti. 4 minuti del regista Chris Kraus è intenso, drammatico e straordinariamente coinvolgente. Una storia dura, trattata senza sottintendere nulla della durezza dei rapporti e della vita carceraria.
Bravissime le due interpreti, l'anziana maestra di musica interpretata Monica Bleitbtreu e la giovane, dolente e ribelle detenuta che come unica possibilità di espressione e riscatto ha la musica, nei cui panni si è calata Hannah Herzsprung. Un film da non perdere, anche se è meglio andarci preparati. Gli amici che avevo trascinato al cinema sabato scorso non lo erano a sufficienza ed erano piuttosto angosciati quando le luci si sono finalmente accese. Io invece ero estasiata.
Mi ero ripromessa di vederli tutti ma non ci sono riuscita naturalmente. Mi riferisco ai film della rassegna "Lo sguardo. La memoria", organizzata dall'Instituto Cervantes di Roma. Ne ho persi un paio ma venerdì scorso ho assistito alla proiezione di Demonios en el jardín, un bel film del 1982 di Manuel Gutiérrez Aragón, con una straordinaria Encarna Paso nel ruolo di Gloria. Ancora una volta, come in altri film Guitiérrez Aragón, sono gli occhi di un bambino il punto di vista principale su una famiglia matriarcale, affetta da drammi sotterranei cronici, che la capostipite, Gloria, tenta di dominare e tener nascosti fino all'ultimo, fino alla tragedia annunciata. Bel ritratto della Spagna rurale del dopoguerra. La storia della famiglia di Gloria riassume e restituisce il dramma sociale e politico di quegli anni. E comunque ora ho capito da dove ha tratto ispirazione Almodóvar per tanti suoi film e personaggi.
Un film sulla relatività della cultura e la riscoperta dell'importanza dei rapporti umani. Mi pare di aver letto qualcosa di simile non so dove su Centochiodi, l'ultimo e bellissimo, film di Ermanno Olmi. Filosofico, pervaso di un forte senso religioso racconta di un giovane professore universitario in profonda crisi esistenziale. Splendida fotografia e un ritmo sempre olmiano ma un po' più sostentuto che in altri suoi lavori.
Per il momento lo trovo il più bel film della stagione. Ho una passione per il cinema tedesco, è vero. Ma questo è oggettivamente un bel film. Asciutto, per niente retorico, vero ed emozionante. Credo di non aver mai visto altri film di Florian Henckel von Donnersmarck finora, o almeno non me ne ricordo. Ma voglio ricordare il suo nome d'ora in poi perché è un regista straordinario, così come straordinario è l'attore Ulrich Mühe, nella parte della spia in crisi.
Il primo appuntamento della Rassegna cinematografica promossa dall'Instituto Cervantes di Roma è stato interessantissimo. Un'opportunità unica poter incontrare Manuel Gutiérrez Aragón, uno dei più grandi registi spagnoli. Non avevo mai visto Camada negra (1977), un film duro, come sanno esserlo i film spagnoli che raccontano realtà estreme, senza risparmiare nulla. Un film sull'iniziazione di un adolescente ad un cammino di violenza ottusa, che lo porta ad estreme conseguenze. Lo storico del cinema lo aveva presentato come una "película metafórica", non ascrivibile al cinema realista, che pure era vivo in quegli anni. Un'opera che riprendeva il ritmo del "cuento infantil". In realtà Camada negra è un pugno nello stomaco. Un cuento, forse, ma estremo.
Inizia venerdì 23 marzo con la proiezione di Camada negra (1977), del regista spagnolo Manuel Gutiérrez Aragón, la rassegna cinematografica “Lo sguardo. La memoria” dedicata alla cinematografia spagnola del dopp guerra civile (1936-1939)e del dopo-franco, detta di revisión histórica.
Le proiezioni si svolgeranno a Roma fino al 15 giugno, e sono organizzate dall’Instituto Cervantes di Roma in collaborazione con la Filmoteca dell’Instituto de Ciencias y Artes Audiovisuales (ICAA), la Sociedad General de Autores de España, la Casa del Cinema di Roma (dove si terranno) e la Dirección General del Libro, Archivos y Bibliotecas.
<<Il conflitto bellico che afflisse la Spagna dal 1936 al 1939 fece sì che gli sguardi del mondo venissero puntati sugli avvenimenti che accadevano nel nostro Paese. Negli anni della dittatura, la Guerra Civile è stata trattata dal nostro cinema in modo indiretto, offrendo il punto di vista dei vincitori. Con la morte di Franco, la Guerra Civile è diventata un soggetto importante nella nostra cinematografia, in una corrente denominata cinema di revisión histórica, in cui, finalmente, si è potuta conoscere la versione dei perdenti>>.
Mi riprometto di seguire tutti gli incontri della rassegna
Forse non meritava neppure un post il film che ho visto ieri. Ma visto che sono in vena metto anche questa tacca.
Un'ottima annata è un filmetto senza infamia e senza gloria. Bella fotografia, sprecata per un soggetto debole, straripante di luoghi comuni, che non riesce ad essere né abbastanza romantico, né abbastanza umoristico. Da Ridley Scott ci si poteva aspettare qualcosa di più.
Andarlo a vedere è stato
un atto di fede, da parte mia, per il muscolare Russel Crowe, che tuttavia preferisco ricordare nei nerboruti panni del Gladiatore, integerrimo soldato, fedele suddito, amoroso marito.
Lo sapevo che era bello io! Lo sapevo che Cuori di Alain Resnais mi sarebbe piaciuto, ed è stato proprio così. Bello e senza speranza. Tutti soli, tutti chiusi nel proprio microcosmo senza una via di possibile felicità.
L'amico di famiglia, l'ultimo film di Paolo Sorrentino è decisamente il film più brutto della stagione. Ma, che dico? Delle ultime stagioni. Erano anni che non mi capitava di uscire dal cinema così afflitta. E non perché il regista non sia capace o gli attori non siano bravi.
Terribile e bello l'ultimo film di Tornatore. Feroce. A fare da sfondo ad una trama (a volte improbabile) partorita dalla fantasia del regista c'è un mondo di violenza cruda e realissima. Una violenza che a nessuno piace sapere che esiste. E' proprio questa consapevolezza mossa nello spettatore che fa del film uno schiaffo.
Nuovomondo è un bel film. Lenta e dolorosa ricerca di una vita nuova, una fuga dalla miseria. Straordinaria ricostruzione di un mondo che finora solo immaginato. Crialese è davvero bravo. La scena della partenza della nave è meravigliosa.
Non ne sapevo nulla di questo film, neppure di che cosa parlasse. Sono andata proprio alla cieca ed è stata una piacevole sorpresa. Un film delicato.
Viva Sergio Rubini! Voglio fondare un fan club (se già non esiste). Bellissimo il suo La Terra, film sul nostro sud più profondo, da lui stesso sceneggiato, diretto e interpretato. Un cast di ottimi attori, a cominciare da Fabrizio Bentivoglio, affiancato da Emilio Solfrizzi, Paolo Briguglia e Massimo Venturiello. Insieme interpretano quattro fratelli, molto diversi tra loro, distanti e a tratti quasi nemici, divisi e alla fine uniti da una proprietà lasciata loro in eredità da un padre non proprio esemplare, insieme ai rancori e alle icomprensioni.
Capote. A sangue freddo, del regista Bennet Miller, è un film cupo, lento, deprimente. Tanto più deprimente quanto più avanza nello spettatore la considerazione che il film racconta fatti realmente accaduti, verità. Nulla è fiction nella trama. Non lo è l'efferato delitto da cui prese effettivamente spunto lo scrittore americano cui la pellicola è ispirata. Non lo è il romanzo che egli scrisse davvero, A sangue freddo, il suo capolavoro. Non lo è il cinico ed esasperato egocentrismo che lo muove nell'ossessiva ricerca di gratificazione.
Un film straordinario sull'Africa, che non mostra paesaggi di sogno a fare sfondo ad una storia d'amore, ma la cruda realtà di un continente violentato dall'occidente. Dietro la macchina da presa di The Constant Gardner c'è la mano sicura del regista brasiliano Fernando Meirelles autore di The City of God. Un occhio molto particolare e per niente scontato sulla miseria. Tra gli interpreti Ralph Fiennes (che adoro) Rachel Weisz, Danny Huston, Bill Nighy, Hubert Koundi.
Non so quanto resterà nelle sale. Sembra troppo "impegnato" per riscuotere il gran successo da perte del pubblico becero che va a vedere "Vacanze di Natale".
Meirelles ci mostra quello che dell'Africa sappiamo tutti ma forse vorremo non sentirci ripetere...
Ebbene sì, finalmente l'ho visto! (Giovedì scorso) Ormai se non hai visto Match Point di Woody Allen sei out! Be', che dire? Un'angoscia.... ti lascia senza speranza. E' un bel film, non c'è che dire. Proprio perché così diverso dai "soliti" film di Allen dimostra la sua grandezza. Però la prima parte ha qualche caduta: le scente di passione, francamente, non solo mi hanno eccitato, ma le ho persino trovate ridicole. Woody, dedicati alle nevrosi che è meglio.
Grande, grandissima la trovata dell'anello che rimbalza e cade da quella che tutti pensano sia "la parte sbagliata". Una trovata eccezionale. Bravi gli attori, anche se sono d'accordo con Severgnini che la bellissima Scarlet non sembra altro che la più bella delle cassiere del supermercato vicino a casa (o su per giù). Jonathan Rhys-Meyers: notevole, davvero. Molto convincente. O solo diretto benissimo?
Prima di partire per la montagna, nell'ultimo Giovedì al cinema cui ho partecipato, abbiamo visto l'ultima (la seconda) versione cinematografica del romanzo di Jane Austen Orgoglio e pregiudizio del regista Joe Wright. Che dire? Un pomegiggio gradevole, nulla di più. Belle scene,fedele ricostruzione degli ambienti, delle atmosfere, attori non protagonisti straordinari(Donald Sutherland nella parte di Mr. Bennet, Brenda Blethyn in quella di sua moglie, Judy Dench nei panni della cattivissima Lady Catherine). Peccato che l'altero Darcy fosse solo un pallido ricordo dell'indimenticabile Laurence Olivier della prima versione. Da qualche parte ho letto che la regia di Wright è "diligente". E' il termine giusto. Decisamente esagerata mi pare invece la canditatura all'Oscar di Keira Knightley. Graziosa, ma no sublime.
Il primo dei (spero molti) Giovedì al Cinema è stato riservato alla visione di Reinas. Il matrimonio che mancava, del regista spgnolo Manuel Gómez Pereira.
"Con 5 mamme 5 sull'orlo, e oltre, di una crisi di nervi alla vigilia delle nozze dei figli gay, come succede tra le quinte di ogni matrimonio. Morale: sono più complicati gli eterogenitori dei figli che si stampano un collettivo bacio sulla bocca (film casto, solo due fidanzati sul letto in firmatissime mutande). La commedia non sempre ha il ritmo giusto, eccede e si ripete, ma spesso ha la battuta pronta. Migliora nel secondo tempo con le mamme che sono ovviamente 'reinas', lessico gayo, regine di Edipo e del set: in testa, spiritose, Carmen Maura e Marisa Paredes, mentre i ragazzi sembrano usciti da spot di stilisti"
Maurizio Porro, Corriere della Sera, 7 gennaio 2006.
Divertente e colorato, mi ha fatto dimenticare i pregiudizi iniziali.
Visto L'enfant, dei fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne. Bello. Non memorabile, ma da vedere. Storia minima di due giovani semiemarginati. Dopo la nascita del loro bambino, i due reagiscono in modi diversi, quasi opposti. Il ragazzo fatica non poco a provare un senso di paternità, tanto da pensare addirittura di vendere il proprio figlio. Sarà la reazione di della ragazza e un'altra dura esperienza a fargli maturare un gesto di onestà.
I due registi sono bravissimi nel costruire un personaggio così irritante nella sua amoralità: sembra che Bruno sia del tutto inconsapevole, privo dei concetti di bene e male, che non comprenda affatto l'immoralità del proprio agire. Fin quando il rifiuto di lei lo strappa alla propria incoscienza. Il finale è quasi catartico e dà senso a tutto il film.
Ieri ho visto il un thriller Lady Vendetta, del coreano Park Chan-wook. Con Lee Yeong-ae, Choi Min-sik, Lee Seung-Shin, Bae Du-na.
LA TRAMA
Geum-ja (Lee Young-ae), una bellissima ragazza che attira gli sguardi di tutti gli uomini che la circondano, diventa all'improvviso famosa per aver rapito e ucciso un bambino di cinque anni. Il suo arresto crea scalpore e il caso diventa una sorta di ossessione per i media. Detenuta modello, una volta uscita con costanza e determinazione attua il suo progetto di vendetta.
IL MIO COMMENTO
Interessante. Un po'... crudo. Ci vuole uno stomaco robusto. Non è facilissimo entrare nel film. All'inizio ho avuto qualche problema ad orientarmi nei numerosi flashback. Poi la storia decolla ed entrando in sintonia con il modello narrativo si comincia ad apprezzare. Certo è che dai (pochi) film coreani che ho visto finora ho l'idea di una società dai rapporti violenti.