Ovvero: se Shakespeare avesse avuto una sorella
Al Teatro Piccolo Eliseo, bel monologo di e con Laura Curino (In collaborazione con Michela Marelli, Progetto Roberto Marasco, Regia Claudia Sorace, Produzione Fondazione Teatro Stabile Torino).
Trama: Infinite le suggestioni derivate dal pamphlet Una stanza tutta per sé, scitto da Virginia Woolf nel 1929 subito dopo l'affondo nell'ambiguità realizzato con Orlando. Manifesto contro la discriminazione sessuale, a favore di un femminismo politico e culturale di cui la Woolf fu esponente di spicco, Una stanza tutta per sé è un tragicomico viaggio immaginato nella vita delle "sorelle minori" di Shakespeare. Che sarebbe successo - si chiede la Woolf - se la famiglia Shakespeare avesse avuto una figlia molto più dotata del pur bravo William? Alla povera ragazza non sarebbe bastato il talento: il fatto di essere nata donna escludeva ogni possibilità di carriera e di successo. Prospettiva dirompente che apre una riflessione sulla libertà di espressione. La Curino attraversa i luoghi vibranti della memoria evocando un intelletto androgino che trasmette emozioni, al di là della distinzione tra maschile e femminile.
Commento: Brava, bravissima la - per me - sconosciuta Laura Currino, che tiene la scena con senza cadute per tutto lo spettacolo. Interessanti gli spunti di rflessione. Meno male che ogni tanto si riesce ancora a vedere a teatro qualcosa di nuovo e originale.
In scena al teatro Eliseo di Roma nella riduzione di Luca De Fusco, La trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni è... mortalmente noiosa! Si passa dall’eccitazione della partenza, alla noia della villeggiatura, alla delusione del ritorno e di amori insoddisfatti. Tre atti intermiabili che si vanno via via spegnendo nel tono e persino nei colori della scena. Tra gli interpreti, accanto al sempre simpatico Lello Arena, Gaia Aprea (aspra e legnosa), Max Malatesta (fisico e movenze da calciatore del Tufello football club), la braca Nunzia Greco e poi Giovanna Malgiù, Giovanni Calò, Cosimo Colorato, Piergiorgio Fasolo,Francesco Guzzo, Loredana Marino, David Sebasti, Enzo Turin, Elisabetta Valgoi. Belle le scene di Atonia Fiorentino. Resistere fino alla fine è stata un'impresa.
Ho visto al teatro "Eliseo" di Roma Girotondo di Arthur Schnitzler, nella realizzazione proposta da Pietro Carriglio (regia e scene) con l'interpretazione di Giulio Brogi, Pierluigi Corallo, Vito Di Bella, Giovanna Di Rauso, Eva Drammis, Valentina Gristina, Anna Gualdo, Liliana Paganini, Gian Paolo Poddighe e Luciano Roman.
Avevo già visto l'opera più volte negli anni (giovanili) in cui mi dedicavo assiduamente al teatro. Non me ne ricordavo bene, ma avevo il timore che fosse noiosa. Inoltre, all'arrivo a teatro, alcuni degli amici del gruppo hanno cominiciato a diffondere notizie preoccupanti sulla messa in scena, dicendo di "aver sentito dire" che si trattava di una realizzazione... scabrosa.
Forse è per causa o merito di queste cupe premesse che ho invece trovato Il Girotondo messo in scena da Carriglio ritmato, per nulla noioso e soprattutto niente affatto... scabroso! Gli attori tutti bravissimi nei diversi ruoli delle sfaccettature della passione e, in fin dei conti, dell'amore.
Vista al teatro "Piccolo Eliseo" la messa in scena del testo scritto nel 1967 da Marguerite Duras. Una grande Giuliana Lojodice ricopre il ruolo di Claire Lannes, l'assassina al centro della vicenda, mentre ad interpretare di Pierre Lannes è Giancarlo Sepe, che è anche regista. Al loro fianco Pino Tufillaro.
La Lojodice è, come sempre, splendida, ben supportata da Tufillaro nel secondo tempo, mentre Sepe risulta un po' scolastico nella recitazione. Forse dovrebbe continuare a dedicarsi solo alla regia. Sapiente l'uso delle luci: sulla scena spoglia, scarna si crea un'atmosfera coinvolgente. Ma il tutto non può definirsi certo leggero.